Cardio

Le fascie dei cardiofrequenzimetri che ho usato (Polar, Garmin e una marca minore che non ricordo) hanno funzionato tutte bene o, perfino perfettamente, solo nei primi mesi di vita. Poi, poco alla volta, hanno hanno iniziato a dare false letture. Quando si manifesta il problema, il mio tracciato cardiaco mostra ripetuti ed improvvisi picchi in particolare all’inizio della corsa. Oltre ad essere immotivati, questi picchi superano la mia frequenza massima; è facile quindi rendersi conto che sono letture errate.
Il problema all’invecchiare della fascia peggiora, fino a renderla inutilizzabile.

La cosa non è nuova e cercando in rete si trovano moltissimi forum che ne parlano, che ipotizzano cause e che propongono soluzioni.
In genere il seguente è il percorso tipico di chi, affetto dal problema, cerca di risolverlo.

Qualche nota
Prima di avventurarsi in cose complicate si provano le operazione poco invasive e poco impegnative. Si prova a cambiare la batteria, si lava la fascia, la si stringe di più, la si inumidisce diversamente. Sono tutte cose semplici che uno prova (personalmente con poca speranza) e talvolta riprova (con ancora meno speranza) con vari gradi di successo. Quando tutto fallisce allora si passa a operazioni più esoteriche. Ovviamente le ho riportate in fondo.

Sostituzione della batteria
Direi che mi sono già dilungato troppo.

Lavaggio fascia
Nella mia esperienza la detersione ha sempre avuto un qualche effetto, anche se invariabilmente temporaneo. Talvolta il problema è migliorato ma talvolta, udite udite, è peggiorato in modo notevole.
Le ipotesi a sostegno del lavaggio sono che gli elettrodi col tempo cambiano caratteristiche; vi si formano dei depositi riducendo la conducibilità. Il lavaggio dovrebbe rimuoverli e rivitalizzare il tutto. Come dicevo, a me qualche volta è andata bene: niente picchi o decisamente meno picchi per 5-10 uscite e poi… poi è tornato tutto come prima. Ovviamente ho proceduto ad un ulteriore lavaggio; ma stavolta i miglioramenti sono stati più modesti e meno duraturi. Ho provato varie tecniche di lavaggio: delicato risciacquo, acqua e sapone, alcool. Nessuna differenza di rilievo.
Infine due parole sul fatto che il lavaggio, in almeno un’occasione ha peggiorato il problema. Il tutto è successo su una fascia garmin lavata delicatamente con del sapone e dell’acqua tiepida.

Stringere la fascia
Stringe la fascia si è mostrato decisamente efficace per ridurre gli errori di lettura. Purtroppo, ahimè, ci sono dei limiti fisici alla tensione applicabile sia alla fascia che al torace. Inoltre col tempo il degrado continua inesorabile e continuare a stringerla non sembra sortir alcun effetto.

Inumidire diversamente gli elettrodi
Ho avuto alterne fortune usando sostanze diverse per bagnare gli elettrodi: saliva, acqua, gel. Ma i cambiamente sono stati troppo piccoli o di breve durata per essere degni di nota. È stato invece molto più efficace immergere in acqua per un buon minuto la parte della fascia sulla quale ci sono i sensori. Questa operazione, fatta prima di ogni corsa, ha risolto brillantemente il problema per un paio di mesi e circa una quindicina di uscite. Poi purtroppo anche questa cosa ha gradualmente smesso di essere efficace. La mia ipotesi era che i sensori diventando vecchi perdessero la capacità trattenere un grado di umidità ideale per funzionare correttamente.

Fascia Polar con orologio Garmin
Finora abbiamo provato cose tutto contato ragionevoli. Ma non hanno funzionato. È il momento di mostrare di che pasta siamo fatti. In rete dcrainmaker suggerisce di sostituire la fascia Garmin con una Polar che sembra funzionare molto meglio. Io l’ho fatto. Ma ahimè, come per le soluzioni precedenti anche questo ha risolto solo temporaneamente il problema. Ciononostante faccio notare che questa strategia può avere senso: se si hanno a disposizione delle fasce molto economiche e che funzionano bene si potrebbe trovare la pace dei sensi sostituendole periodicamente (al limite andremo all’inferno per “pratiche poco ecologiche e consumistiche”). Comunque ecco qualche informazione da sapere se si decide di seguire questa strada.
Con molti cardiofrequenzimetri odierni ci sono tre entità con cui abbiamo a che fare: l’orologio, la fascia (dotata di sensori) ed il trasmettitore (che si “clippa” sulla fascia). Garmin e Polar usano protocolli differenti per far comunicare i propri orologi con i trasmettitori clippati sulla fascia. Garmin usa ANT+ mentre Polar usava, un protocollo propietario fino a poco tempo fa, e bluetooth più recentemente. Quindi evidentemente non è possibile far comunicare il trasmettitore Garmin con l’orologio Polar e viceversa. Le fasce invece dal canto loro sono piuttosto intercambiabili.  Quindi potremmo clippare un trasmettitore Garmin su una fascia Polar (ed usare il tutto ovviamente con un orologio garmin). Come dicevo le fasce sono piuttosto intercambiabili: più precisamente per quel che ho potuto sperimentare in prima persona e letto in rete la sola condizione necessaria per poter usare una fascia di una marca con un trasmettitore di un’altra marca è che il meccanismo di clippaggio sia lo stesso. Fortunatamente molti produttori usano lo stesso meccanismo di fissaggio a clip.

Qui sotto vediamo due trasmettitori, Polar e Garmin, con il loro meccanismo di clippaggio che effettivamente è compatibile (le foto seguenti sono prese in rete da http://fellrnr.com/wiki/Fixing_Heart_Rate_Monitor_Problems).File:Garmin and Polar HRM Tx.jpg

E qui alcune fasce….

File:Garmin and Polar Straps.jpgInfine nel caso della Polar Wearlink+ le clip sono rivestite da della plastica. Bisogna circoncidere questo rivestimento per renderle clip-compatibili con le Garmin (in effetti è un’operazione banale che ho provato personalmente e che richiede un minuto). Ecco una foto:

File:PolarStrapMod.JPG

Incisioni
Bisogna essere diffidenti delle cose bizzarre. Ma non troppo.
In rete, purtroppo in modo piuttosto nascosto e poco diffuso, si trovano delle strane informazioni sul fatto che tagliando la fascia fra i due sensori, questa si mette magicamente (esiste un miglior aggettivo?) a funzionare.
A me ‘sta cosa non è che piacesse molto e quindi non l’ho fatta. O meglio l’ho fatta solo in parte e non in modo avventato visto che non riuscivo a capire le basi teoriche della magia. Dapprima ho ipotizzato, con pochissima convinzione, che magari anche solo un incisione avrebbe fatto al caso mio… ma… continuavo ad essere riluttante agli interventi chirurgici. Alla fine in preda a non so quale visione mistica mi sono messo a lavare la fascia con acqua e sapone fra i due sensori. E meraviglia delle meraviglie, figa e strafiga,  la fascia, si è messa a funzionare come nuova.
In preda all’euforia e ipotizzando che il problema non fossero i depositi sui sensori che diminuiscono la conduttività ma il deposito fra i due sensori che creava un ponte conduttivo, ho infine fatto saltare il ponte effettuando una modesta incisione fra i sensori. Ebbene si, da allora la fascia ha funzionato in modo ideale per molti mesi fino ad una settimana fa quando sono reiniziati i soliti problemi. Oggi ho cambiato la batteria, nei prossimi giorni vedrò se il problema era quello.

P.S.
Mancano fonti, dati, grafici etc. Probabilmente non li metterò mai. Ma magari si.
Non solo, debbo davvero ricordarvi che se provate a circoncidere la vostra fascia e vi muore gatto, colonia di cataglife, triops, diventate sterile o si abbatte su di voi la solita pestilenza io non sono responsabile?

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Non solo cataglife

Appena letto l’articolo dell’internazionale Oltre il legame biologico. Che cosa curiosa. Mi sono tornati in mente un paio di lontani ricordi. Di una quindicina d’anni fa.

Arrivato qui in Svizzera,  per vari motivi seguii un corso di “etologia cognitiva” all’università di Ginevra. Insegnava tale Roland Bruno Maurer, simpatico professore (di cui divenni e sono tuttora amico) che ci parlò soprattutto dell’ “integrazione del cammino” nella cataglifa (formica che vive in ambienti desertici, se non sbaglio nel nord africa). Anche se cataglife e “path integration” erano le sue chicche, ci parlò anche di altre cose ed almeno una volta accennò al differente attaccamento parentale nelle famiglie con figli naturali vs famiglie con figli adottivi. Disse poco ma l’affermazione che esiste una documentata differenza di attaccamento in questi due gruppi stuzzicò la mia curiosità.
Alla fine della lezione andai da lui e nel mio strepitoso francese gli chiesi particolari. Non ricordo i dettagli ma penso mi disse una cosa tipo: si sa che l’attaccamento parentale è “diverso” in queste due gruppi perché, purtroppo, abbiamo dati statistici sulle violenze segnalate alle istituzioni; risulta che nel caso delle famiglie adottive la frequenza delle segnalazioni sia decisamente più elevata.

* * *

Nel 2004, alcuni mesi dopo la nascita della mia prima figlia, mi successe una cosa notevole. Stavo portando mia figlia da qualche parte, lei allegramente seduta nel suo passeggino ed io suo abnegatissimo autista. Alla fermata del tram non riuscii a fare il biglietto e saltammo sul mezzo senza titolo di trasporto. I biglietti a Ginevra non si potevano, né possono, comprare sul mezzo; oggi di differente c’è solo la possibilità di acquistarli via sms. Comunque sia, per mettermi in regola, operai come, in tali frangenti, era mia abitudine: attesi la fermata successiva, scesi di corsa alla macchinetta e feci il biglietto. Il tutto lasciando la mia piccoletta in balia del tram. Incosciente fino al midollo, non mi resi minimamente conto del mio gesto neppure quando, rimontato sul tram, vidi le espressioni inorridite degli altri viaggiatori. Sorrisi come fanno le persone educate.
Non so quanto tempo mi ci volle (secondi, minuti, giorni?) per realizzare che il tram sarebbe potuto ripartire con mia figlia ma senza di me.

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Daje

Pizza al taglio a Les Eaux-vives. Negozietto: Daje!

Veramente eccellente. Se debbo trovare un difetto: leggermente troppo biscottato il fondo… ma avercene!

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Play it again, Sam

È il caso di riprovarci. Ed eccomi.

Qualche riflessione mi scappa guardandomi intorno. Gli amici più cari e vecchi sono lontani. Sono avvezzi ad essere inondati da email non richieste ma questo impone a me e a loro un atto esplicito, sebbene piuttosto piccolo, di violenza. Scrivere pubblicamente mi sembra un pelino meno invasivo: se vorranno mi leggeranno altrimenti ciccia.

Mi guardo intorno e mi scappa la riflessione. Se ne parla in casa, con moglie e figlioli. E questo è utile e bello per tutti (a parte una leggera tendenza a brasare le palle dei consanguinei). Ma purtroppo i consanguinei condividono troppo del mio mondo e non sottopongono ad uno stress sufficiente i miei pensieri. Così sento il bisogno di un piccolo reggiseno a balconcino dove esporre i miei attributi, talvolta piuttosto tronfi. È un balconcino abbastanza isolato, ma almeno virtualmente, più sottoposto a correnti.

Scriverò in francese… oibò, volevo dire in italiano. In francese sarei decisamente troppo uber; mentre in inglese meglio che mi limiti alle cose tecniche quandomai ne avrò bisogno.

Una nota sul nome “Some foods I like”. Probabilmente non è un’espressione corretta o particolarmente felice, perchè nel mio peregrinare non l’ho mai sentita usare. Ma mi piace ed è la continuazione di un mio blog omonimo iniziato una decina di anni fa ed in cui avevo scritto una manciata di post. Ai tempi penso che mi fossi limitato ai cibi incontrati per strada.

Infine: decido di usare una piattaforma free come questa perchè magari dopo questo post andrò in pensione anticipata e fanculazzo. E se invece illuminassi il web con due o tre pagine magistrali non mi precluderò il passaggio a strumenti più spaziali.

 

 

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Uff…

Vediamo se sarò più bravo con questo blog….

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